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ETNA
L’Etna non chiede mai attenzione.
La prende.
Ci si accorge della sua presenza molto prima di vederlo davvero: nell’odore dell’aria, nel silenzio improvviso dei paesi alle sue pendici, nella terra nera che cambia il colore delle strade e delle mani.
Poi arriva il momento in cui compare, enorme e distante, e tutto il resto sembra ridimensionarsi.
Quel giorno il bosco era immerso nei colori dell’autunno. Le foglie gialle e ramate coprivano le vallate come un tessuto vivo, mentre il cielo aveva una limpidezza quasi irreale. In mezzo a quella quiete il vulcano ha iniziato a parlare. Non con violenza, ma con una calma antica.
La nube di cenere ha iniziato a salire lentamente fino a disegnare, per pochi istanti, una forma simile a un cuore. Un’immagine delicata e quasi ironica sopra uno dei luoghi più potenti e imprevedibili della Sicilia.
Davanti a scene così si comprende quanto la natura riesca ad essere insieme fragile e dominante.
Il paesaggio siciliano possiede questa doppia anima: accogliente e severa, luminosa e inquieta. L’Etna ne è probabilmente l’espressione più sincera.
Fotografarlo significa accettare di non poterlo controllare davvero. La luce cambia rapidamente, il vento sposta le ceneri, le nuvole coprono tutto nel giro di pochi minuti. Bisogna soltanto aspettare e osservare, lasciando che sia la montagna a decidere quando concederti un’immagine.
Forse è anche questo il motivo per cui l’Etna continua ad affascinare da secoli. Non è soltanto un vulcano. È una presenza viva, mutevole, impossibile da replicare. Un luogo che ricorda continuamente quanto l’uomo sia piccolo davanti al tempo della Terra.