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INFRAMES
Ci sono materiali che invecchiano.
E poi ci sono materiali che imparano a raccontare il tempo.
Il legno possiede questa capacità rara: assorbire luce, mani, stagioni e trasformarle lentamente in memoria visibile. Le venature non seguono mai linee perfette, sembrano piuttosto piccoli paesaggi naturali, percorsi irregolari creati dagli anni e dalla crescita silenziosa della materia.
Avvicinarsi così tanto a una superficie lignea significa quasi perdere il riferimento dell’oggetto stesso. Rimangono forme morbide, rilievi, ombre leggere. Il confine tra artigianato e paesaggio naturale diventa sottile, quasi astratto.
In questa immagine il dettaglio assume un ruolo centrale. La profondità ridotta lascia emergere solo alcune incisioni, mentre tutto il resto sfuma lentamente in una sequenza di linee calde e organiche.
È una fotografia che non cerca il gesto spettacolare, ma la contemplazione della materia.
Forse è proprio qui che nasce il fascino del legno lavorato a mano: nell’imperfezione.
Ogni curva, ogni bruciatura, ogni variazione di colore rende la superficie irripetibile. E in un tempo dominato da materiali industriali e identici, questa unicità continua ad avere qualcosa di profondamente umano.